mercoledì 14 ottobre 2015

La quotazione in Borsa di Poste Italiane


Tra le notizie che stanno ricevendo più attenzione mediatica in questi giorni spicca quella relativa alla quotazione in Borsa di Poste Italiane che rappresenta una delle più grandi pivatizzazioni italiane degli ultimi anni.
L’OPA (offerta pubblica di acquisto) di Poste Italiane, iniziata il 12 ottobre, porterà sul mercato circa il 38% circa del capitale attualmente detenuto dal Ministero dell’Economia e consentirà le negoziazioni del nuovo titolo Poste Italiane a partire da martedì 27 ottobre.
Una parte consistente del gruppo Poste, valutato tra i 7,8 e i 9,8 miliardi di euro, passerà così dal controllo dello Stato italiano agli investitori di Piazza Affari. Secondo quanto diffuso dal Ministero del Tesoro, l’operazione costituisce un cardine fondamentale del programma di privatizzazioni del Governo volto da una parte a rafforzare la società e rendere più efficienti i servizi resi ai cittadini, dall’altra a cercare di reperire risorse per ridurre il debito pubblico, anche se in realtà i 4 miliardi scarsi che verranno raccolti tramite questa IPO sono veramente un’inezia se confrontati agli oltre 2000 miliardi di debito pubblico italiano.
Ma vediamo insieme i dettagli dell’offerta.
Verranno collocate un massimo di 453 milioni di azioni ordinarie suddivise tra investitori istituzionali in Italia e all’estero (circa il 70%), e la clientela pubblica e i dipendenti del gruppo (circa il 30% del totale).
La valorizzazione del capitale sociale cadrà in un range tra i 7,84 e i 9,8 miliardi di euro con un prezzo che potrà variare tra un minimo di 6 euro ad azione e un massimo di 7,5 euro.
Agli assegnatari delle azioni che manterranno l’impiego per un anno spetterà una bonus share, ossia l’assegnazione di un’azione gratuita ogni 20 azioni assegnate nell’ambito dell’offerta di questi giorni. Anche la politica dei dividendi sarà particolarmente favorevole, con la distribuzione dell’80% degli utili netti consolidati al periodo di pertinenza sia per il 2015 che per il 2016.
Poste Italiane, campione nazionale con più di 150 anni di storia alle spalle, con una delle più forti reti di distribuzione a livello nazionale e con un business molto diversificato che ormai si è spinto ben oltre rispetto ai tradizionali servizi postali, sembra a prima vista un buon affare, ma restano comunque alcuni aspetti critici che potrebbero minarne il successo a Piazza Affari. In primis i rischi connessi alla revisione dell’impianto regolamentare del Servizio di Posta Universale che potrebbe avere ripercussioni negative sui risultati operativi e commerciali di Poste Italiane.

Nessun commento:

Posta un commento