venerdì 9 ottobre 2015

In attesa del TTIP ecco il TPP


Mentre il TTIP, nel mezzo delle negoziazioni tra USA e Unione Europea, procede a velocità decisamente ridotta ecco che 12 paesi che si affacciano sull'Oceano Pacifico trovano l'accordo per un trattato di libero scambio tra i più grandi al mondo.

Al termine di nove giorni di trattative ecco che il cinque Ottobre 2015 Stati Uniti, Canada, Perù, Australia, Cile, Brunei, Giappone, Malesia, Messico, Singapore,Nuova Zelanda e Vietnam hanno creato il Partenariato Trans-Pacifico, anche se  non ancora firmato e ratificato. Questo, per gli Stati Uniti, rappresenta il più importante accordo commerciale dai tempi del NAFTA.

In sostanza il TPP è un accordo di libero scambio che prevede l'eliminazione e la riduzione di tasse legate alla commercializzazione di prodotti facenti parte delle più varie categorie. Infatti questo agreement coinvolge, ad esempio, il settore automobilistico, cinematografico, alimentare e anche farmaceutico. In particolare questo ultimo è stato oggetto di intense trattative, soprattutto riguardo le tempistiche legate al loro brevetto. Inizialmente i negoziati, partiti nel 2005 avevano come obiettivo di chiusura nel 2012, tempistica che proprio grazie ai disaccordi sulla gestione della proprietà intellettuale non sono stati rispettati.

I paesi coinvolti, come nella maggior parte dei casi di accordi di questo tipo, sostengono che grazie all'intesa raggiunta aumenterà sia il lavoro che la ricchezza di tutta la loro area, che già rappresenta circa il 40% della produzione economica mondiale.

L'accordo raggiunto tra questi 12 paesi (che dopo aver firmato devono fare ratificare il trattato dai rispettivi parlamenti) ha una importante valenza non solo economica, ma anche politica.

Infatti uno degli effetti immediati è quello di minare l'influenza della Cina nella zona del Pacifico, si pensi che già Corea del Sud, Filippine e Taiwan hanno già manifestato interesse in tempi non sospetti (si parla del 2013).

Allo stesso modo questo accordo è un chiaro messaggio anche per gli altri paesi BRICS, che negli ultimi tempi stanno vivendo un periodo di stallo sia nelle riforme che nella crescita economica.

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