lunedì 26 ottobre 2015

La crisi cinese frena i profitti del lusso



Il 2015 si sta rivelando un anno nero per il settore della moda e del lusso.
Contrariamente a quanto accaduto nel mondo occidentale durante la crisi economica che ha colpito la nostra economia, dove il settore sopra citato ha comunque mantenuto indici di crescita positivi nei fatturati dei vari brand, la crisi che ha colpito quest'anno il gigante asiatico sembra avere effetti differenti.
In teoria, come spiega uno studio della London School of Economics, al verificarsi di una crisi economica i settori come quelli del lusso dovrebbero essere impattati in positivo. Infatti in previsione di una svalutazione della moneta e di una possibile iperinflazione si cerca sempre “un riparo” nei in tutto ciò che abbia valore non volatile come i beni di lusso.
Tuttavia la svalutazione dello Yuan ed il rallentamento della crescita in Cina (ad oggi intorno al 6%) ha portato le grandi griffes a vedere una contrazione dei loro fatturati nel mercato cinese.
Una recente ricerca  di Bain&Company ha sentenziato che un ulteriore rallentamento dell'economia cinese potrebbe ridurre gli introiti del settore del 30%.
Il crollo della borsa asiatica ha colpito le società proprietarie di brand di lusso  facendo perdere i loro titoli per valori dal 5% al 15% circa (ad esempio LVMH ha perso il 5% mentre Burberry il 12%).
Inoltre, ad aggravare la situazione, ci ha pensato il governo cinese promuovendo una campagna anti corruzione ed introducendo nuove norme sul controllo della circolazione dei capitali.
In risposta alle nuove dinamiche del mercato i brand di lusso hanno cominciato a ridurre i canali retail nel paese guidato da Xi Jinping chiudendo una parte dei loro negozi e spostandoli in altri paesi, dove vi è un notevole afflusso di turisti cinesi.
Ad esempio LVMH, proprietario del marchio TAG Heuer, ha chiuso un negozio ad Hong Kong per poi aprirne di nuovi a Tokyo al fine di seguire i consumatori cinesi nei loro spostamenti.
Hermes, brand francese noto soprattutto per le sue borse, ha registrato un notevole incremento del suo fatturato in Giappone (circa del 30%).
Da non sottovalutare il potenziale dell'e-commerce, che al contrario del canale di vendita tradizionale, ha mantenuto valori positivi di crescita anche in Cina.

1 commento:

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    cinziamilani62@gmail.com
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